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domande e risposte su Ostetricia e Ginecologia a cura del Dott. Paganotti Claudio

 

IL LIBRO

libro di Ostetricia e Ginecologia a cura del Dott. Paganotti Claudio
 

OSTEOPOROSI: COME CURARLA?

Per instaurare un trattamento terapeutico ottimale è sempre necessaria una diagnosi precoce

I segni clinici dell’osteoporosi, cioè le fratture ossee, avvengono solo tardivamente. Questo non permette una diagnosi precoce, quando le fratture non sono già manifeste.
L’esame strumentale in grado di valutare il “capitale” scheletrico di ciascun individuo e di realizzare la diagnosi di osteoporosi è la mineralometria ossea computerizzata (MOC). La metodica di riferimento è la densitometria a doppio raggio X (DXA) che prevede un’esposizione radiologica trascurabile. I segmenti ossei da preferire sono la colonna lombare e il femore. La densitometria è indicata nelle donne dopo i 65 anni o prima in presenza di fattori di rischio. Un controllo successivo dovrebbe essere previsto dopo 3-4 anni. In situazioni particolari, ad es. tendenza a perdere osso velocemente, un controllo dovrebbe avvenire tra i 12-18 mesi.
Esistono diversi farmaci in grado di ridurre il rischio di fratture, dando un’arma efficace per curare questa malattia.
I bifosfonati (alendronato, risedronato, ibandronato) sono i farmaci di prima scelta nell’osteoporosi menopausale, perchè, aumentano la densità ossea e riducono del 40-50% il rischio di fratture. Fastidiosi effetti collaterali sono quelli gastrointestinali (nausea, bruciore di stomaco, disturbi digestivi, dolore addominale e diarrea) che, spesso, ne limitano l’accettazione. I bifosfonati vanno assunti a stomaco vuoto, con un bicchiere di acqua e ritardando la colazione almeno di un’ora. Non bisogna sdraiarsi per un’ora. La somministrazione settimanale e recentemente mensile ha reso meno fastidioso il trattamento.
Il raloxifene è un modulatore selettivo del recettore estrogenico (SERM) che riduce il rischio di fratture vertebrali del 30-50%, ma non di quelle femorali. È associato ad un aumento del rischio di tromboembolie.
Il paratormone aumenta la densità minerale ossea, con una riduzione del rischio di fratture vertebrali del 65% e di quelle non vertebrali del 53% dopo un anno di trattamento. Per il costo elevato, è riservato a donne a rischio aumentato o con fratture osteoporotiche. Si somministra con iniezioni sottocutanee quotidiane per non più di 18 mesi.
Il ranelato di stronzio riduce il rischio di nuove fratture vertebrali del 50% e di quelle non vertebrali del 20% nelle donne in menopausa. Il farmaco stimola la neoformazione e inibisce il riassorbimento osseo, quindi possiede un duplice meccanismo di azione.
Sempre utile l’assunzione di integratori di calcio e vitamina D oppure solo di vitamina D.

Estratto da: C. Paganotti. OSTEOPOROSI: COME CURARLA? dentroCASA, n.121 p.208, Dicembre 2009.

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